L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi

12 Dic

Dominava il silenzio intorno a me. Seduta per strada sentivo il freddo del cemento attraversarmi la schiena con veloci brividi. Un altro anno era passato e mi sembrava di non essermi mai mossa da quel marciapiede. Tenevo gli occhi fissi per terra in attesa di sentire i cori e le chiacchiere irritanti ed inutili degli altri manifestanti. L’aria cominciò a vibrare, sentii dei passi, qualcuno stava ridendo con un uso eccessivo delle corde vocali. Un ragazzo correndo mi sfiorò la schiena, quel contatto innocuo mi risvegliò, alzai la testa di scatto. Riconobbi il ragazzo con la chioma bionda e voluminosa, Alberto, effettivamente per chiunque sarebbe stato difficile dimenticarlo. L’anno precedente aveva un megafono e non faceva altro che proporre rime sarcastiche alla folla. Questa volta, però,  non era armato di un amplificatore vocale, non aveva la bandiera rossa, sul suo volto leggevo disillusione. Eppure la piazza si stava riempiendo, ma lui non sembrava affatto entusiasta. Che stesse pensando a quel che sarebbe nato da tutto questo? Che anche lui, come me, non credesse più nelle buone intenzioni dei suoi compagni? Mi incantai osservandolo e cominciai a riflettere. Pensavo a quel che mi attendeva. Riflettevo su quanto sarebbe realmente servito tutto questo, ne avevo già viste tante di manifestazioni e occupazioni, praticamente tutti gli anni, da quando erano stati attuati i tagli all’istruzione, ma tutte le volte succedevano le stesse cose.

I primi giorni, quelli in cui si vota, gli studenti si presentano. Continuano a partecipare per due giorni, tanto per fare la sfilata per i corridoi e poi non si scorge più nessuno all’orizzonte. Dopo le 48-72 ore di “protesta” scatta automaticamente l’occupazione di quel posto tanto amato da noi tutti: il letto.
Il comitato più seguito è quello di “Uomini e Donne” e a seguire ci sono quelli che trattano di sesso, alcool, musica, cannabis, insomma, argomenti molto attinenti.
Non credo che a qualcuno interessi veramente cambiare i fatti. Io ritengo che il vero punto sia che noi sentiamo la scuola come un obbligo, una croce pesantissima. Questo ci porta a ribellarci. Non è tanto il fatto di voler cambiare o di voler urlare un messaggio di ingiustizia, è che vogliamo avere l’impressione di essere padroni della nostra vita. Pretendiamo di avere il potere di decidere cosa fare di noi stessi e di conseguenza scegliere di presentarci o meno a lezione. Cerchiamo di ribellarci al sistema. Lo stesso sistema che non ci consente di avere nessuna voce in capitolo, in quanto siamo (per la maggior parte) minorenni. Ovviamente non deve essere questo spirito a dominarci, perché alla fine dei giochi sono proprio coloro contro cui ci rivoltiamo che la vincono. A questo governo, come a un po’ tutti, fa molto comodo avere un branco di ignoranti e burattini da poter manovrare il più facilmente possibile. E noi agendo in questo modo non facciamo altro che aiutarli a raggiungere il loro fine.

Ero immersa nei miei pensieri e la folla mi stava trascinando. Ritornai in me e capii che qualcuno mi stava tenendo per mano, alzai gli occhi e vidi Alberto, che avvicinandosi mi sussurrò di scappare. Non riflettei molto, mi staccai dalla sua debole presa e percorsi il corteo contro corrente.

E scomparii.

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6 Risposte to “L’accordo dissonante di un’orchestra di ubriachi”

  1. albyok dicembre 12, 2009 a 6:17 pm #

    Mi piace questo Alberto 😐

  2. Faty dicembre 12, 2009 a 6:35 pm #

    Disse la donna del No B-day? ripensamenti per caso??

  3. Miguel dicembre 15, 2009 a 3:49 pm #

    grande olta! 😀

    • Olta dicembre 19, 2009 a 11:19 am #

      Miguel mon amour, grazie mille!! ❤

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