Fuori dai tempi

12 Gen

Simone fissava il soffitto sdraiato sul suo materasso ad acqua. Davanti agli occhi gli passava il suo futuro. Si vedeva triste e solo in un buco all’ultimo piano di un palazzo, in un quartiere milanese. Sul suo lavoro non aveva poi molto da fantasticare, ormai da quando aveva raggiunto la maggiore età lavorava come “cuoco” in un fastfood che si trovava nelle vicinanze di un termovalorizzatore. Si immaginava molto spesso sdraiato su un lettino da ospedale con ai piedi una cartella clinica che poteva essere confusa con un manuale di oncologia.
La radio-sveglia si accese con il notiziario delle sei. La speaker dalla voce stridula e antipatica annunciava, con fare annoiato, che in città alle sedici ci sarebbe stata l’inaugurazione del nuovo spaziocannone. Simone, come tutta Milano, vi avrebbe partecipato per capire di cosa si trattasse. In tutti i manifesti che aveva visto si invitava a portare cianfrusaglie inutili come libri, dischi musicali, foto e giornali. Uscì di casa trasandato, con la faccia non lavata. Fuori dal palazzo si ritrovò nel solito caos mattutino della città. Raggiunse il lavoro con il suo motorino ad olio di girasoli. Ormai quasi tutti usavano come carburante l’olio e per le città si era diffuso un forte odore di fritto e le pareti cominciarono ad assumere un colore giallo senape.
Al fastfood il lavoro era pesante. C’erano sempre grassi individui brufolosi che vi entravano e, con poco garbo, urlavano al povero Simone di muoversi. A fine turno il povero ragazzo aveva sempre la faccia unta, i capelli sporchi e un forte odore di hamburger che lo caratterizzava.
Le giornate trascorrevano così tra un panino e l’altro e Simone sembrava non accorgersene. Era nato in un ambiente simile ed era cresciuto in una società malata. Non aveva mai letto nessun libro perché in questa società gli aveva insegnato che farlo era una perdita di tempo. Che è meglio accendere la televisione e guardare modelli e modelle con mutande firmate, reality show e programmi incentrati su temi di alto contenuto filosofico, quali: “Come essere più fico”, “Una donna non basta”, “Io, lei e l’amante”. Simone non aveva mai sentito parlare di Amore ma conosceva molto bene il sesso. Aveva avuto molte esperienze con le cameriere che lavoravano con lui. Spesso aveva pagato per avere servizi sessuali da vere professioniste, che è facile trovare a qualsiasi ora per i marciapiedi della città. Tutto questo era normale. Questa era l’unica realtà che aveva visto.
Finito il suo turno, alle tre del pomeriggio, si era recato alla vecchia piazza del D’uomo, che da tempo era stato demolito per far nascere il nuovo spaziocannone. Già a qualche metro di distanza, dal luogo clou della giornata, una gran folla si apprestava a raggiungere la piazza. Simone si immobilizzò, gelò. Chi era colei? Il ragazzo era impressionato dalla bellezza di quella giovane che si guardava smarrita intorno a se. Aveva uno strano abito, e i suoi capelli erano lunghi e finivano in dei grandi boccoli biondi. Mentre la moda dei tempi, per le donne, era quella di portarli rasati a zero. Il suo viso era pallido e nei suoi occhi vi si ritrovavano quelli di un bambino che ha appena perso la mamma al supermercato. Quando Simone ritornò in se, corse verso quella creatura che sembrava chiedergli aiuto. Si presentò, e senza capire neanche lui perché, si inginocchiò e le diede un bacio a mano. La ragazza non ebbe nessuna reazione. Dopo pochi attimi ,la giovane, guardando altrove chiese timidamente “Dove sono?”. Simone rise e le rispose cordialmente. La ragazza “si guardò intorno: gli oggetti soffrivano, le case, le città soffrivano. Possibile che nessuno si accorgesse di tutto quel dolore? Eppure l’urlo lacerava i timpani. Le cose si disperavano perché le città le aveva private del cuore e senza più cuore erano diventate brutte, mediocri, fasulle. Si sarebbe mai adattata a questa realtà? La nuova religione di questi tempi avrebbe contaminato anche lei? Col tempo avrebbe ceduto al moderno pellegrinaggio domenicale verso: nuovi centri di consumo, moderne cattedrali nel deserto delle estreme periferie? L’attendeva un tempo di bruttezza, di soggiorno coatto e di rinunce, un mondo che non aveva scelto”.
La ragazza si presentò come “Rosaria”. Spiegò a Simone che era stata mandata dal 1742 al futuro, come punizione perché aveva amato una donna. Simone non capendo quel che diceva la donna anacronistica le chiese di spiegargli il significato del verbo “amare”. Rosaria si mise a piangere, non poteva credere di essere finita in un simile inferno. Che senso aveva la vita di questi uomini che non conoscevano l’Amore? Quale bellezza poteva vantare la loro vita? Erano schiavi dalle macchine, del fumo, dei rifiuti, del sesso e della televisione. Nulla di tutto ciò poteva essere minimamente considerato “bello”! Si riprese capendo che disperare non sarebbe servito a niente. Cominciò a parlare di Amore con Simone. Parlò della sua Ermengarda. Simone sentiva cose di cui non aveva mai udito parlar prima. “Bellezza”, “Amore”, “intelligenza”, “simpatia”. Sentiva parlare di una amante come se fosse una persona e non un oggetto del piacere, differenza che prima di allora non aveva mai colto.
Simone capì che quelle case, le case che aveva sempre visto e su cui non aveva mai riflettuto, erano orribili. Erano sporche, e dai racconti di Rosaria sembrava proprio che ci fosse stato un tempo in cui le case non erano così, dove l’aria era pura. Dove vivere era bello e piacevole. Dove le persone si conoscevano e si amano. Dove esistevano biblioteche colme di libri, dove leggere non era reato. Dove esistevano teatri, affrescati da grandi pittori, in cui si poteva ascoltare della ottima musica d’orchestra.
Simone ritornò nella sporca Milano e si rese conto che adesso si trovava nella vecchia piazza del D’uomo con accanto la sua nuova amica. Davanti ai loro occhi sorgeva imponente lo spaziocannone, che non era altro che un cannone gigante. Al posto delle palle di ferro sparava palle di rifiuti, a velocità ultrasonica, verso lo spazio. Rosaria quando vide quel che avevano fatto, a Santa Maria Nascente, svenne. Al suo risveglio si guardò attorno spaventata. Andò a guardare il calendario. Vedendo la grossa scritta “2010” si rilassò pensando che era stato solo un brutto incubo.

Ma tutto questo è solo frutto della sua fantasia?
Buon 2010.

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4 Risposte to “Fuori dai tempi”

  1. Miguel! gennaio 12, 2010 a 9:20 pm #

    bello bello bello bello!!!

  2. Gianluca gennaio 14, 2010 a 4:13 pm #

    Molto carino

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