Tentar di vivere ciò che spontaneamente vuol erompere da me stessa

5 Mar

Mentre un pescivendolo grida “amo Francesco”, un muratore pattina sul ghiaccio, una cartomante si risveglia dal coma, un camion finisce in mare, un cane miagola, Alessandro urla la sua disperazione di essere venuto al mondo: “Ma chi è questa qui con la cuffia color salmone e questo naso dantesco? Ehi, ehi, aspetta un attimo, cos’è questa crema? Ehi basta con quest’acqua, ho freddo. Mettetemi dei vestiti, potrebbero denunciarmi per atti osceni in luogo pubblico”. Sembrava proprio che a nessuno interessasse minimamente quel che diceva. Magari avrebbe fatto meglio a lamentarsi più decisamente. “Ueeeeeh!”.
Alessandro già dalla sua nascita aveva capito che nessuno è portato ad ascoltare, di conseguenza era giunto alla conclusione che fosse decisamente inutile sforzare le corde vocali. Da quando aveva appreso questa piccola lezione di vita aveva taciuto.
Non ci volle molto per vederlo camminare e cadere. Era un bambino intelligente e vispo.
Pensava non vi fosse male maggiore che essere succube dei proprio genitori e di conseguenza odiava immensamente la sua minore età. I suoi non l’aiutavano certo ad apprezzarla poiché avevano l’effimero potere di mandarlo a letto alle nove. Lui però si ribellava a suo modo. Con la lampadina sotto le coperte, adorava leggere “Le avventure di Alex”. Era il libro che la nonna, poco prima di morire investita dal triciclo di “Davide il grosso”, gli aveva regalato. Non era un dono a cui l’anziana avesse dato qualche tipo di valore, era semplicemente un libro illustrato per bambini. Ma Alessandro voleva credere ci fosse un messaggio, un segreto fra lui e sua nonna.

La storia narrava e illustrava di un giovane che girava il mondo con il suo fedele cane. Dopo svariate avventura che non sto a raccontarvi, il giovane incontra Petunia, una bellissima fata che lo farà invaghire a tal punto che il ragazzo sarebbe stato pronto ad abbandonare il suo amico Bertazzo (il cane), che invece, fedele alla promessa fatta al compagno:“Gireremo il mondo insieme”, non si sarebbe fermato.
Alex sapeva bene che l’unica cosa al mondo che lo avrebbe potuto rendere felice era di trascorrere il resto dei suoi giorni accanto a Petunia. Il ragazzo, anche se in lacrime, decide di lasciare la sua amata per rimanere fedele al suo più caro amico Bertazzo.

Alessandro cominciava ad avere i baffi, aveva vissuto in quella casa sognando la sua indipendenza, ed aveva riletto molte volte quella storia.
Un giorno di primavera un viaggiatore bussò alla sua porta, il suo nome era Aleandro, aveva bisogno di un bicchiere d’acqua e un pezzo di pane.
Aleandro era un giovane. Gli raccontò che veniva dalla Palavia, un paese di cui Alessandro non aveva mai sentito parlare, ma non lo dette a vedere. Il viaggiatore vedendo che l’altro, a sentire delle sue avventure, lo guardava con molta ammirazione e che i suoi occhi brillavano dal desiderio, senza pensarci troppo lo invitò a continuare il viaggio insieme a lui. Alessandro pieno di gioia avrebbe voluto abbracciare quello sconosciuto, preparare i bagagli, ma qualcosa lo fermò. Scrisse al ragazzo che avrebbe avuto bisogno di una notte per rifletterci e che nel frammentre avrebbe potuto alloggiare sotto il suo tetto.
Quella sera sotto le coperte per la prima volta si immedesimò in Alex.
Alex, ugualmente a lui “non voleva tentare di vivere se non ciò che spontaneamente voleva erompere da se stesso. Perché era tanto mai difficile”? La risposta a questa domanda l’aveva sotto gli occhi. Alex aveva rinunciato alla sua felicità all’essere, o meglio a fare ciò che il cuore gli suggeriva, per credersi una persona migliore o per mostrare, se non agli altri a se stesso, la sua coerenza e fedeltà verso l’amico. Aveva solo cambiato i ruoli. La bella Petunia era un alto e moro viaggiatore e Bertazzo rappresentava la sua famiglia. Ma adesso si chiedeva con quale coraggio avrebbe mai abbandonato la casa paterna? Eppure la sua voglia di fuggire era forte. Forte era il suo desiderio di indipendenza, ma altrettanto lo era la consapevolezza di stare facendo, in ogni caso, la scelta sbagliata. Nel caso in cui avesse abbandonato la casa, avrebbe sbagliato nei confronti dei suoi genitori e nel caso in cui fosse rimasto lo avrebbe fatto nei confronti di se stesso, precludendosi la possibilità di essere felice. L’unica cosa che sarebbe potuta cambiare era la considerazione degli altri nei suoi riguardi. Nel primo caso tutti si sarebbero agitati e puntandogli il dito contro lo avrebbero “condannato a morte”. Nel secondo invece nessuno si sarebbe accorto di nulla o, se informati di questo suo incontro con il giovane errante, lo avrebbero preso per un gesto altruista se non nella norma.
Ancora affascinato dall’idea che la nonna avesse voluto dirgli qualcosa regalandogli quel libro si disse gli voleva rivelare che ogni decisione vista da diversi occhi può assumere forme positive o negative, ma che questo non ha poi molta importanza. L’unica cosa che importa davvero è che gli occhi che ci guardano dentro, gli occhi del nostro ego, decidano dove guardare, intravedano una meta.

La mattina successiva Rita, la madre, trovò sopra il letto una lettera:

“Vi ho amato.
Adesso cerco di amarmi.”
Alessandro

Annunci

2 Risposte to “Tentar di vivere ciò che spontaneamente vuol erompere da me stessa”

  1. margheritafalcini marzo 5, 2010 a 8:09 pm #

    chi è Aleandro?

    • Olta marzo 5, 2010 a 10:44 pm #

      Un ragazzo che ho conosciuto qualche giorno fa 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: