Arte e bellezza

12 Mar

Alfred: La bellezza? Vuoi dire il tuo personale concetto di bellezza.
Gustav: Tu vorresti quindi negare all’artista la capacità di creare dal proprio spirito la bellezza?
Alfred: Non scandalizzarti Gustav, ma vorrei proprio negarlo.
Gustav: Allra secondo te secondo te Alfred, la nostra fatica di artisti..
Alfred: fatica. Punto. Hai detto bene. Tu credi veramente che la bellezza posa essere il risultato di una fatica?
Gustav: Sì, io credo di sì.
Alfred: La bellezza nasce così, spontaneamente, a dispetto delle tue e delle mie fatiche. Essa preesiste alla nostra presunzione di artisti. Il tuo torto amico mio è di considerare le vita, la realtà, come una limitazione.
Gustav: E non è così forse? La verità ci distrae, ci degrada, sempre! Vedi, qualche volta penso che, penso che l’artista sia come un cacciatore che si muove nell’oscurità. Non sa se colpire e cosa colpire, ma non può essere la realtà a guardargli il bersaglio e a indicargli la mira. La creazione della bellezza, della purezza è un atto spirituale.
Alfred: No Gustab, no! La bellezza appartiene ai sensi, solo ai sensi.
No, no, no! Non credo si possa raggiungere lo spirito, non si raggiunge lo spirito, non si può.
Gusfav: È solo con un completo dominio dei sensi che l’artista può conquistare saggezza, verità, dignità umana.
Alfred: Saggezza, dignità umana, ma a cosa servono? Il genio è un dono di Dio, anzi, è una punizione di Dio. È un divampare peccaminoso e morboso di doti naturali.
Gustav: Io rifiuto, rifiuto ogni demoniaca presenza nell’arte.
Alfred: E hai torto, il male è una necessità, è, è l’alimento stesso del genio.
Gustav: Eppure dovresti sapere che l’arte è il mezzo più elevato di educazione, e, l’artista non può essere che di esempio, capisci? Deve essere un modello di onestà e equilibrio, non può essere mai ambiguo.
Alfred: Ma l’arte è ambigua, sempre. La musica è la più ambigua di tutte le arti. Sì, Gustav, è l’mbiguità elevata a sistema.
Aspetta, ascolta. Prendi questo accordo, oppure questo, lo puoi interpretare come più ti piace. Hai davanti a te una lunga infinita serie di combinazioni matematiche, imprevedibili, inesauribili. Un paradiso di doppi sensi, nel quale tu stesso sguazzi più di chiunque altro, come, come una foca nel suo acquario.

[…]

Alfred: Questa non è vergogna, è paura. La vergogna è un curvamento di cui tu sei immune, perché sei immune da sentimenti. Tu sei l’uomo della prudenza, del pudore, delle ripugnanze. Tu hai paura di avere qualsiasi contatto, anche il più normale. Nel tuo rigoroso moralismo vuoi far quadrare ad ogni costo la perfezione delle tue opere con quelle del tuo comportamento. Ogni sentimento lo interpreti come una catastrofe, come una contaminazione irriparabile
Gustav: Io sono contaminato!!
Alfred: Magari tu lo fossi. Poter essere debitore verso i propri sensi di una condizione irrimediabilmente corrotta e malata, che gioia per un artista! Pensa a quanto è arida la così detta buona salute. Non tanto quella del corpo, ma specialmente quella dell’anima.
Gustav: Io voglio ritrovare il mio equilibrio.
Alfred: Peccato che l’arte sia così indifferente alla nostra morale personale, altrimenti saresti sommo, irraggiungibile, inimitabile. Dimmi, tu lo sai cosa c’è in al fondo della strada maestra? La mediocrità.

Tratto da Morte a Venezia

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