Io non ho una donna, ho un violino

13 Lug

Le lenzuola sono arancioni, oggi è settembre e il mio pigiama è bucato. Ho dormito sì e no tre ore eppure non riesco a stare a letto senza provare un senso di immobilità e spossatezza. Credo di soffrire di insonnia e quelli come me non fanno altro che avere un’ossessione, dormire. Davanti alla finestra mi godo lo spettacolo dell’alba e annuso l’odore di città mescolarsi con quello del pane appena sfornato.
Oggi è il mio compleanno e alle sette e quarantacinque mia madre suonerà il campanello e chiedendomi scusa per la fretta mi darà un bacio invitandomi a lavarmi, “Tesoro, c’è uno strano odore”, e mi regalerà una pianta. Sono sicura che lo faccia a posta, sono cinque anni che me le regala sapendo bene che le odio, che detesto avere responsabilità verso qualsiasi altro essere vivente. Sono anche sicura che si sia accorta che le altre sono nello stesso punto in cui le aveva abbandonate e che di loro non resta altro che un po’ di muffa. Le sue piante sono morte perché lei le ha condannate. Le sue piante sono perite come perita son io.
Mi lavo e decido di uscire di casa, questa volta non sarò sua complice. Nell’aria sento odore di novità e le note di Bach raggiungono le mie orecchie. Sopra il bus qualcuno sta suonando un violino scordato, così decido di salire. Guardo il musicista, è lungo e secco. L’unica cosa ad avere volume sono i suoi riccioli castani e il violino. Sembra completamente assorto in quell’orribile suono che emette il suo compagno. Talvolta alza un sopracciglio e apre appena le sue labbra, sembra quasi avere un orgasmo. Ha una faccia innocentemente triste e un colorito poco confortevole. Ogni volta che l’arco ferisce le corde la faccia del violinista si fa sempre più grave. Difatti da brani che prevedono l’utilizzo dell’arco passa al pizzicato che lo tranquillizza permettendomi di vedere i suoi denti. Non sono perfetti né candidi ma il suo sorriso è magnetico, qualcosa di unico.

Io in quel bus credo di essermi innamorata.
Per tutto il tempo il ragazzo non aprì mai gli occhi, penso vivesse nella convinzione che gli altri odiassero quel che lui faceva ma non voleva averne la consapevolezza. Non poteva fare a meno di suonare, lui cercava quella persona che amasse, come lui amava, quelle note imperfette. Ed era convinto che quella persona prima o poi avrebbe preso quel bus. Dopo aver passato l’intera giornata ad osservarlo e a immaginarmi chi fosse, cosa volesse e perché lo facesse tornai a casa e trovai la pianta fuori dalla porta. Feci finta di niente e entrai, stagnava un odore di tabacco bruciato. Ascoltai i messaggi in segreteria, a mia sorpresa mia sorella si era dimenticata di esibirsi in auguri formali. Forse si era solo stancata di non ricevere mai risposta.
Attaccai il giradischi e mi misi a mangiare gli avanzi di pizza, a farmi compagnia c’erano i Belle & Sebastian, mi commossi sentendo Stuart cantare “riding on city buses for a hobby is sad ”. Suonò il campanello. Alzai gli occhi al cielo “Mia madre”. Lungo, secco e riccioli castani, apparve davanti ai miei occhi. Incredula indietreggiai e mi grattai la testa chiedendogli frettolosamente – credo di essere arrossita – cosa volesse.

“Volevo riposare la mia testa. Tra le cosce infilare la mia faccia ma io non ho una donna, ho un violino. Mi hanno detto di venire qui. Tu sei…” – credo fosse arrossito – “tu devi essere”…

“Io sono Olta”

“Mi hanno detto che sei una prostituta” – vedendomi delusa aggiunse – “Mi ero già fatto la mia scena: sì, ora entro me la sbatto e me ne vado. Ma quando ho aperto la porta, no, non era quel che avevo in testa. Davanti a me ci sei tu, c’è la dolcezza, la luce la primavera la freschezza e la bellezza”… “Posso darti una carezza?”

Piangendo e raccontandogli di essermi innamorata di lui, dopo averlo visto suonare, aggiunsi:
“Quando io vedo mia sorella, penso com’è bella mia sorella, lei non apre mica la porta al mistero alla paura e alla scoperta. Io invece, io invece lascio entrare chiunque mi dia centocinquemila lire.”
“Io sono come l’acqua della sorgente, scorro via in fretta sempre ininterrottamente. Io sono una puttana, sono la Madonna e grazie a te oggi ho scoperto l’essenza. L’essenza è sgretolare tutta quanta l’esistenza, per trovare l’energia quella che non si ferma. Quella che è vergine in ogni istante, in ogni attimo in ogni momento”.
“Ora però basta voglio aprire un ristorante e fare da mangiare solo a chi mi pare”.

Prese la piantina prima di entrare in casa. Baciandomi la mano mi chiese se potesse prendersi cura del vegetale.

“Questa volta non sono complice, questa volta la piantina non perirà e io con lei”.

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3 Risposte to “Io non ho una donna, ho un violino”

  1. nottoohardplease luglio 14, 2010 a 12:06 am #

    🙂 yes so hard, please

  2. Rita luglio 17, 2010 a 4:41 pm #

    Il tuo cane non perirà,come te.^^

    [Piccolo errore di battitua:rigo 12]

    • Olta luglio 20, 2010 a 1:59 pm #

      Grazie per la correzione 🙂

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