Non sono pazzo, so contare con le dita e so distinguere il buono dal cattivo

28 Lug

Voglio condividere con voi un frammento di vita dominato dalla pelle d’oca e le lacrime.

Hussein giocava con il telecomando facendo scorrere diversi canali sullo schermo. Nessuna trasmissione lo interessava. Senza spegnere il televisore, si dimenò sulla poltrona.
Si rivolse a me bruscamente:  «Posso farti una domanda, cugino?»
«Certo.»
«Davvero? Mi risponderai senza giri di parole?»
«Perché non dovrei?»
Buttò la testa all’indietro con quella risata che mi faceva rizzare i capelli e che iniziavo a detestare. Era una risata assurda, che scoppiava senza motivo e per qualsiasi cosa. Si sentiva solo lui. Di giorno e di notte. Infatti, Hussein non dormiva mai. Se ne stava in poltrona dalla mattina alla sera, il telecomando come una bacchetta magica, a cambiare mondo e lingua ogni cinque minuti.
«Mi risponderai con franchezza?»
«Cercherò.»
I suoi occhi brillavano in un modo strano, mi faceva pietà.
«Pensi che io sia… pazzo?»
La gola gli si era contratta sull’ultima parola. Aveva un’aria così infelice che ero imbarazzato.
«Perché dici così?»
«Non è una risposta, cugino.»
Cercai di guardare da un’altra parte, ma i suoi occhi mi dissuasero.
«Non credo tu sia… pazzo.»
«Bugiardo! All’inferno sarai appeso per la lingua sopra una graticola… Sei come gli altri, cugino. Dici una cosa e pensi il contrario. Ma ricrediti, non sono matto. La mia testa funziona benissimo, con tutti gli annessi e connessi. So contare con le dita e so leggere nello sguardo quello che la gente nasconde. È vero non riesco a trattenere il riso, ma non per questo sono pazzo. Rido perché… perché… Non so bene perché. Ci sono cose che non si spiegano. Ho preso questa malattia quando ho visto Adel l’Ingenuo innervosirsi perché non riusciva a trovare il pulsante per innescare la bomba che portava addosso. Non ero distante e l’osservavo mentre si mescolava alle reclute nel cortile della caserma della polizia. Sul momento, mi ha preso il panico. Quando è saltato in aria sotto il tiro dei poliziotti, è stato come se mi fossi disintegrato con lui… Gli volevo bene . Era cresciuto nel nostro cortile. Poi, però, passato il dolore, ogni volta che lo rivedo mentre maneggia imprecando la cintura esplosiva scoppio a ridere. Era tutto così assurdo e pazzesco… Ma questo non fa di me un matto. So contare con le dita e so distingue il buono dal cattivo.»

Dialogo tratto da “Le sirene di Baghdad” – Yasmina Khadra.

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2 Risposte to “Non sono pazzo, so contare con le dita e so distinguere il buono dal cattivo”

  1. Vincent Freeman luglio 28, 2010 a 1:30 pm #

    So contare con le dita e so distingue il buono dal cattivo…bello

    • Olta luglio 28, 2010 a 1:44 pm #

      E’ molto bello il libro, se ti capita leggilo. 🙂

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